LE STAMPE
Esistono tre metodi principali per ottenere le stampe:
- in cavo (incisioni)
- in piano (litografie)
- in rilievo (xilografie).
Qui di seguito brevi cenni sulle prime due.
LA LITOGRAFIA

Questa tecnica non comporta alcuna forma di incisione, ma dà comunque luogo ad una stampa.
Il suo nome deriva da "pietra", in quanto all'inizio le litografie venivano eseguite su grosse ed ingombranti pietre, oggi sostituite da più leggere lamine di zinco.
Su di esse l'artista disegna (con una matita che ha al posto della normale grafite una sostanza grassa) o dipinge (con un pennello che invece dei colori stende una sostanza grassa).
Terminata l'opera e opportunamente trattata sia la lastra di zinco sia la pietra, vengono inchiostrate con un inchiostro che aderisce solo alle parti grasse e rifugge le zone non toccate dal grasso.
Sia la fase di inchiostrazione, che quella di stampa (che avviene con una macchina piana, e non con un torchio) sono molto rapide e semplici.
E' per questo motivo che la litografia si è diffusa grandemente, sostituendo in parte le più lente e costose operazioni di stampa calcografica.
In più questa tecnica non richiede all'artista alcuna preparazione specifica per l'incisione, poiché nella litografia l'artista dipinge o disegna come su un foglio.
L'INCISIONE
Tutte le tecniche in cui si incide una lastra per poi inchiostrarne i solchi (le cavità) sono dette in"cavo".
Le zone non incise sono destinate a rimanere in bianco. L'incisione a seconda delle tecniche utilizzate si diversifica in varie categorie come ad esempio il Bulino, la Puntasecca; l'Acqautinta , la Vernice Molle, ecc.(anche complementari tra loro).
Probabilmente la categoria più conosciuta è l'Acquaforte.
Questa tecnica si affermò intorno alla metà del Secolo XVI (vedi Durer, Rembrandt) e per la sua relativa facilità rispetto al Bulino e alla Xilografia, soppiantò i precedenti modi di incidere.
Il suo nome deriva dal termine "acqua forte" che nel Cinquecento si dava agli acidi in grado di corrodere il metallo. Questa tecnica consiste nel lavorare con una sottile punta una lastra di metallo (zinco o rame) precedentemente ricoperta con una sottile cera o vernice.
L'artista "tratteggia" su questa vernice la sua opera, limitandosi a togliere la copertura senza scalfire il metallo. Poi la lastra viene immersa in bagno di acido nitrico per lo zinco o di per cloruro di ferro per il rame, che agiscono sul metallo rimasto scoperto, corrodendolo e creando infine dei solchi. Estratta dal bagno di morsura e liberata dalla protezione della cera o della vernice la lastra è pronta per essere stampata.
La stampa delle incisioni in cavo avviene con un torchi calcografico che possiede un rullo calcografico capace di esercitare una pressione uniforme.
Dapprima si inchiostra interamente la lastra e quindi, in fasi successive, si procede a togliere l'inchiostro dalle parti non incise, fino ad ottenere una lastra inchiostrata solo nei solchi.
A questo punto sopra la lastra così preparata si appoggia un foglio umido e successivamente vi si passa sopra il torchio calcografico la cui forte pressione spinge dentro ai solchi inchiostrati la carta che rimane così stampata.
Il numero di esemplari ottenibile da questo tipo di stampa è generalmente alto, ma con il passare delle tirature la forte pressione esercitata dal torchio usura inevitabilmente la lastra, che si indebolisce nei solchi più leggeri e meno profondi.
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